Progetto

Il Progetto di ricerca muove dall’ipotesi teorica che i processi di civiltà (tanto più per un fenomeno e una fase cronologica complessi come quella rinascimentale, a cavallo fra XV e XVI secolo) sono animati dalle tendenze opposte e complementari della diffusione e della condensazione. In quest’ottica mira a verificare l’interazione tra l’una e l’altra tendenza. L’indagine proposta vuole evidenziare la complessità dei percorsi di civiltà connessi ai fenomeni di scambio e interazione tra centri statuali e politici, istituzioni scolastiche, gruppi culturali, fenomeni artistico-letterari in un contesto geografico (lo spazio compreso tra l’Europa centrale e l’area adriatica) segnato da una marcata permeabilità e mobilità.
Non per moda culturale o per un eccesso di attualizzazione, ma un tale metodo di indagine si manifesta pienamente attuale in tempi come i nostri segnati dalla forte mobilità, dalla globalizzazione e dai fenomeni e processi della multiculturalità e della interculturalità.

Il Progetto di ricerca parte innanzi tutto da alcuni presupposti storico-geografici: il primo che il Veneto, forse più di Firenze e alla stessa stregua di Roma, instaura precocemente una serie di relazioni (storiche, filosofiche, letterarie e artistiche) con la cultura umanistica e rinascimentale già di matrice latina (con Erasmo) ma poi di ambito europeo (dalla Francia all’Inghilterra, dalla Germania all’Olanda e al mondo fiammingo); secondo, che si debba studiare il Rinascimento nell’area geografica nord-orientale in relazione non solo alla capitale politico-culturale della Repubblica, ma nelle interrelazioni fra Venezia e il Veneto, nel momento in cui la Repubblica costituisce uno stato regionale (dalla Ghiaradadda alle propaggini friulane dell’Aquileiense, ma fino «de là da mar» e all’Oriente, quando Venezia diventa tramite principale dei rapporti tra Sud e Nord dell’Europa, tra Oriente mediterraneo e mediorientale e Occidente) che decentra la formazione universitaria a Padova (che confermerà il suo ruolo di centro di cultura filosofica, letteraria, giuridica e scientifica: matematica, medicina, astronomia) e favorisce la fioritura culturale di Treviso e Verona, fino a tollerare un embrione di “corte” – per quanto privata – nell’Asolo di Caterina Cornaro. «Veneto», a quest’altezza cronologica, vale ancora per ‘veneziano’ ma progressivamente assume un’accezione statale-territoriale che espande l’identità del centro politico divenendo storia di un’estensione e di una combinazione e commistione, dove conta il contrasto, il confronto e l’alterità.
La cultura veneta già nella fase preumanistica e protoumanistica era caratterizzata da una pluralità di situazioni e di tendenze.
Ne discende un secondo presupposto, di ordine storico-metodologico: che nella Venezia del Rinascimento si stabilizza coscienza nazionale e politica culturale, nel passaggio dall’umanesimo veneziano di un Ermolao Barbaro (quell’Ermolao che si confronta con umanisti europei come Jacques Lefèvre d’Etaples e Robert Gauguin, con Guillaume Budé, con i fiamminghi Arnoldo di Bost e Josse
Beissell) al rinascimento veneto. Venezia e il Veneto fondano una nuova storiografia: dai Diarii di Sanudo all’Historia veneta di Bembo si definisce l’immagine e il mito di Venezia. Si consolida la letteratura volgare, in una dialettica fra affermazione del toscano (di cui nel Veneto ci saranno le prime definizioni teoriche e le prime grammatiche), varietà linguistiche locali, plurilinguismo e mistilinguismo, ma anche in relazione alle altre culture linguistiche europee, e si realizzano anche profondi mutamenti nel campo delle arti visive e della musica, con l’utilizzazione di linguaggi nuovi. L’area culturale veneta, come centro umanistico di “ritraduzione” dei classici che propone una nuova mediazione linguistica e speculativa ad un tempo e come centro editoriale di divulgazione dei nuovi contenuti, costituisce un imprescindibile punto di riferimento per la ricostruzione storica dei mutamenti avvenuti in questo campo in età moderna a livello continentale.
Il Rinascimento veneto non può non essere analizzato e valutato a partire da quella privilegiata sede di confluenza di tutte le sue correnti e manifestazioni che è stata l’Università di Padova. Occorre ovviamente tenere conto anche del contesto politico all’interno del quale a Padova poté svilupparsi, a partire almeno dalla metà del secolo XV, quella “Scuola”, secondo la classica formulazione di E. Renan, che doveva affermarla come una delle principali sedi universitarie italiane e dell’intera Europa, centro attrattivo e di diaspora intellettuale. Il clima culturale dello Studio patavino fu caratterizzato da una intensa attività speculativa non solo nel campo della logica, della metodica scientifica, della fisica e della metafisica: gli umanisti impostarono un allargamento ed un rinnovamento del sapere fino a toccare le tematiche antropologiche, etiche e politiche, desunte dai modelli classici, la concezione delle scienze pratiche e delle scienze poietiche. Nell’aristotelismo del secolo XVI si sviluppa infatti una progressiva divaricazione fra una nozione di scientificità intesa come carattere proprio di una conoscenza causale ed una nozione di scientificità intesa come conoscenza certa. Questo dibattito, ampiamente recepito ma anche alimentato dalla cultura veneta, mette in crisi gli statuti epistemologici che la tradizione assegnava tanto alle scienze teoretiche (fisica, matematica, metafisica), quanto alle scienze pratiche e poietiche (etica, politica, tecnica). E, per quanto riguarda le scienze pratiche, i fermenti del periodo rinascimentale non chiamano in soltanto il loro statuto epistemologico, ma anche la riformulazione dei contenuti e il loro adeguamento al nuovo mondo che si sta formando.
Sul piano istituzionale, la costituzione veneziana, sintesi di democrazia, aristocrazia e monarchia, consentì di fatto la sopravvivenza della Serenissima lungo tutto il corso dell’età moderna e contribuì a rendere possibile, all’interno della compagine statale, la convivenza di etnie diverse per lingua, religione, economia, mentalità senza traumi o lacerazioni eccessive, senza rivolte insurrezioni tumulti, perlomeno non del calibro registrabile altrove. Non erano poi molte le repubbliche europee agli inizi dell’età moderna, e la pattuglia era destinata ad assottigliarsi ulteriormente nel corso del Cinquecento, che vide il trionfo della restaurazione imperiale a opera di Carlo V e successivamente dell’ideale monarchico, suggellato dalla teorizzazione del tacitismo e della “ragion di Stato” (Botero). Ebbene, nel ristretto ambito degli Stati repubblicani Venezia si distingue ulteriormente per una peculiarità che la rende in qualche modo una struttura politica eccezionale: essa cioè non deriva la propria nascita, il diritto a esistere come forma sociale organizzata, né dall’Impero né dal Papato. Non ha neppure un fondatore, un eroe eponimo: essa – così il mito autoreferenziale, bensupportato da una nutrita storiografia pubblica e privata – scaturisce da una collettività anonima e indistinta, nasce dall’acqua come Venere, vergine come la Vergine per antonomasia, la Madonna madre del Cristo. Questa peculiarità venne divulgata dal governo veneto e dai suoi rappresentanti, sia all’interno dello Stato (rettori) che all’esterno (ambasciatori), come motivo di orgoglio e di autoidentificazione; persino dopo la disfatta di Agnadello la fede nella validità delle proprie istituzioni (le “sante leze”) non venne meno. Donde il dibattito costituzionale sviluppatosi, in termini di comparazione, principalmente a Firenze ma anche altrove, nella nascente Olanda come nei conati democratici ravvisabili nelle lotte contadine degli anni Venti e Trenta del XVI secolo, dei quali le Landesordnung di Michael Gaismair rappresentano uno dei momenti qualificanti. Questa tradizione repubblicana continuerà a serpeggiare più o meno visibilmente nell’Europa delle monarchie sino ai fermenti dell’Illuminismo, che le conferiranno nuova forza e più vasti orizzonti: da Pasquale Paoli a Rousseau a Jefferson, dagli enciclopedisti ai padri della costituzione americana.

Il progetto

Ancora ai primi del Cinquecento la situazione linguistica europea era quella incarnata da Erasmo, prima che il rapporto fra il latino, lingua comune dell’Europa colta, e le particolari lingue nazionali fosse alterato dalla rivoluzione religiosa. La rivoluzione linguistica europea nacque in Italia, e dall’Italia e da Venezia principalmente, si ripercosse in Europa. Anche in questo quadro la questione italiana della lingua ha avuto decisiva importanza, perché essa fornì un paradigma sul quale altre lingue dibatterono le loro questioni.
Il ruolo Veneto è centrale: perché Venezia è di fatto la capitale del libro, perché Venezia e il Veneto hanno dato alla cosiddetta questione della lingua un contributo di gran lunga maggiore che tutte le altre regioni d’Italia messe insieme; perché l’industria editoriale implica il ruolo dei consulenti, correttori, poligrafi; perché peculiare è la la produzione non sporadica plurilingue, e non solo nel teatro: usi letterari delle singole varietà dialettali: veneziano, pavano, testi “alla bergamasca”, plurilinguismo fattizio, macaronico e furbesco, greghesco, croato, friulano, spagnolo, turco; o anche nella storia della lirica e della poesia per musica: la tradizione delle rime tronche in consonante, tratto dialettale veneto diffuso nel corso del Quattrocento grazie al successo di Leonardo Giustinian, fu a lungo posta ai margini della poesia letteraria, in particolare durante il Cinquecento.
Un filone particolarmente rilevante tocca da un lato la ricezione veneta del petrarchismo, estesa fino a un centro culturale di rilievo politico-militare per Venezia come Cattaro, dall’altro l’analisi dei trattati di poetica e retorica, specialmente nel contesto privilegiato delle Accademie.
La storia del teatro fa di Venezia un’estesa capitale europea, accanto a città che perdono presto la loro priorità (Ferrara). Determinante in questo processo il contributo di una letteratura drammatica che impiega il dialetto.
Le relazioni tra Francia e Venezia. Una fonte per misurare il peso culturale, politico, sociale e confessionale della presenza francese sono le Nunziature, con i giudizi su intellettuali, diplomatici, viaggiatori, umanisti circondati da un sospetto di deriva ugonotta. Testi umanistici riformati hanno una genesi veneziana, vengono stampati a Ginevra, hanno una diffusione lionese e poi francese. Rendono nota all’Europa il mito della “libertà veneziana”.
Le relazioni tra Francia e Inghilterra. Può essere esemplificativo il caso di Walter Scott, William Fowler, e Thomas Nicholson, studenti a Padova, con forti rapporti con la cultura italiana (Fowler è amico di John Florio, aveva tradotto Petrarca e Machiavelli), tramite di libri e manoscritti, canali privilegiati (anche perché marginali rispetto alle grandi controversie religiose) di contatti con
intellettuali inglesi.

Dal punto di vista artistico si indagherà l’apporto dell’arte tedesca alla pittura veneta fra 1480 e 1530 grazie alle presenze degli artisti, al ruolo delle stampe, ai canali della loro diffusione e alle diverse modalità di ricezione; la fortuna di Tiziano e dell’arte veneta presso le corti europee, fenomeno indagato solo in alcuni casi (Tiziano e gli Asburgo), superficialmente in altri (Paris Bordon ad Augusta e a Fontainebleau, Veronese e Rodolfo II).
Uno dei monumenti più significativi del Rinascimento veneto può essere considerato il palazzo del Catajo, dove la famiglia Obizzi raccolse una raccolta antiquaria piuttosto consistente: l’appartenenza di alcune epigrafi, prima dell’acquisto da parte degli Obizzi, a collezionisti patavini o veneziani, getta nuova luce anche sul commercio di antichità in Veneto.
La formazione del linguaggio della storiografia e della critica d’arte, sia per quanto riguarda singoli artisti (le lettere di Tiziano, diari, libri di conti etc.) sia per quanto riguarda interventi più specificamente storico-critici, da Pino a Boschini.

L’area culturale veneta è caratterizzata dalla presenza della tradizione aristotelica, le cui influenze si irradiano da Padova, «Universitas venetorum», verso tutta la cultura europea (si pensi ai riferimenti a Francesco Patrizi nell’opera di Francis Bacon). Si tratta di studiare in quale misura la concezione della metafisica come la scienza più astratta abbia influenzato la “Seconda Scolastica” europea e la Schulphilosophie tedesca. Considerando la storia della filosofia morale, rispetto al platonismo si impose il fascino esercitato dal concreto impianto delle virtù civili e politiche della filosofia pratica aristotelica: di qui l’analisi delle traduzioni tanto latine quanto in volgare e dei commenti rinascimentali delle opere etiche e politiche di Aristotele per verificare se ed in quale misura il lavoro filologico ed ermeneutico degli umanisti abbia contribuito ad una rinnovata formulazione del problema morale.

Circolazione e ricezione a livello europeo del «modello veneto» durante il Rinascimento: diffusione di modelli politici e idee religiose (eterodosse) nel rapporto fra il Veneto e l’Europa e il Mediterraneo centro-orientale, all’interno degli scambi fra ambiente cristiano e ambiente musulmano, focalizzandosi sulla divulgazione del ‘mito’ di Venezia, la diffusione del modello politico veneziano nell’Europa cinquecentesca, ricostruendo i processi di elaborazione delle idee della Riforma d’oltralpe negli ambienti veneti in qualche modo interessati alle novità religiose.

Gli obiettivi

Gli obiettivi specifici previsti dalle attività possono essere scanditi secondo le modalità cronologiche e tipologiche che seguono.
Innanzi tutto la definizione della specificità di un “modello veneto” in età rinascimentale e lo studio della sua circolazione e ricezione a livello europeo (come dire la diffusione del modello politico veneziano nell’Europa cinquecentesca), anche nel confronto con la diffusione di modelli politici e idee religiose (in particolare di carattere eterodosso, ricostruendo i processi di elaborazione delle idee della Riforma d’oltralpe negli ambienti veneti in qualche modo interessati alle novità religiose) nel rapporto fra il Veneto e l’Europa, includendo in questo senso anche l’area del Mediterraneo centro-orientale, all’interno degli scambi fra ambiente cristiano e ambiente musulmano, con apertura alla circolazione dell’aristotelismo, alla diffusione del petrarchismo, dei modelli di poetica e retorica, delle forme teatrali e della scena “italiane” che si imporranno particolarmente dal Veneto all’Europa (con la posizione dominante di Pietro Bembo ma anche degli altri teorici e attori-autori da Ruzante a Calmo fino al romano ma trapiantato a Venezia Pietro Aretino), agli apporti di Dürer, della pittura (in primoluogo il grande ispiratore dello Spätgotik, Martin Schongauer) e delle stampe tedesche alla pittura veneziana ma anche con una prospettiva inversa, centrata sul contributo della pittura veneziana del Cinquecento, nello scenario più ampio del Rinascimento europeo (il debito di diversi aspetti della pittura del Seicento in Europa verso le esperienze maturate da Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese e dai loro colleghi).
In quest’ottica l’urgenza primaria è quella di una ridefinizione e pubblicazione delle fonti relative ai vari aspetti della ricerca.
Sul piano storico:

  • rilettura delle relazioni e delle figure principali degli ambasciatori, nonché dei dispacci degli stessi per il periodo considerato, soprattutto nei rapporti fra la Repubblica e l’Impero germanico;
  • disegno della rete di mercanti, consoli e baili veneziani e del loro ruolo nei confronti delle relazioni fra il Veneto e l’Europa
    mediterranea, con riferimento tanto all’Impero ottomano (Aleppo e Izmir) quanto alla penisola iberica (Cadice e Lisbona);
  • catalogazione e pubblicazione dei documenti diplomatici e commerciali relativi ai rapporti fra attori (e autorità) venete e attori (e autorità) locali, attraverso uno spoglio inedito degli atti notarili e giudiziari conservati all’Archivio di Stato di Venezia, all’Archivio di Stato di Firenze e all’Archivio ‘Torre do Tombo’ di Lisbona;
  • studio delle figure cardinalizie durante la seconda metà del Cinquecento e ‘esame dei singoli casi di prelati la cui condotta fu giudicata in disaccordo con l’interesse della Repubblica per la rivelazione di segreti di Stato o a fini di semplice spionaggio; – analisi e classificazione della serie di relazioni dell’ambasciatore veneziano a Roma, i Registri del Senato Terra e Mar, il Consiglio dei Dieci;
  • ricostruzione archivistica di processi inquisitoriali e di fondi bibliotecari relativi a personaggi eterodossi, quali Giacomo Broccardo.

Sul piano storico-filosofico:

  • schedatura-classificazione del corpus degli autori rinascimentali in raccordo con le fonti classiche e con le discordanti posizioni dei commentatori arabi e cristiani del periodo medievale;
  • classificazione delle scienze nell’aristotelismo veneto e la sua influenza sul pensiero europeo;
  • edizioni, nuove traduzioni, commenti, in costante sinergia tra analisi linguistica (filosofia del linguaggio) e ricostruzione storiografica;
  • rapporto tra fisica e metafisica e scienze morali nell’aristotelismo veneto e la sua influenza sul pensiero europeo;
  • i “luoghi” del Rinascimento veneto.

Sul piano filologico-letterario:

  • censimento dei testi di tradizione veneta a) della questione della lingua: Fortunio, Trissino, Liburnio, Valeriano, Giulio Camillo e Speroni; b) della lessicografia: Liburnio, Camillo, Citolini, Sansovino Alunno, Minerbi; c) di imprenditori editoriali, consulenti,correttori: Dolce, Domenichi, Doni, Ruscelli, Atanagi, Porcacchi, Sansovino;
  • censimento di testi teatrali o poetici pavani, alla bergamasca, macaronico, furbesco, greghesco, croato, friulano, spagnolo, turco;
  • censimento dei manoscritti di laudi e testi per musica;
  • catalogo dell’editoria e delle sale teatrali moderna all’italiana;
  • catalogazione delle Nunziature di Venezia;
  • registro di studenti inglesi e scozzesi a Padova;
  • catalogo dei testi specifici di critica artistica da Pino a Boschini con predisposizione di un glossario generale del linguaggio della critica d’arte;
  • censimento delle antologie di rime e dei libri di lettere d’autore e antologici;
  • catalogo delle biblioteche di Accademie.

Sul piano storico-artistico:

  • ricostruzione dei contesti storici e delle dinamiche del dialogo tra cultura figurativa veneta e umanesimo tedesco con riferimento a due snodi: Venezia nel passaggio di secolo e la situazione delle città della terraferma e padane tra secondo e terzo decennio del Cinquecento;
  • studio dell’apporto dell’arte germanica e del ruolo delle stampe per lo sviluppo della cultura figurativa veneta (1490 – 1530);
  • individuazione dei modelli grafici tedeschi effettivamente conosciuti a Venezia mediante catalogazione e descrizione ragionata deimotivi iconografici (andando però al di là della semplice repertorizzazione);
  • indagine sulla fortuna della pittura moderna veneziana in Europa nel tardo Rinascimento attraverso casi di artisti, di committenti e circolazione di opere e modelli grafici;
  • rilettura dell’apporto della pittura veneziana nel contesto artistico europeo attraverso i generi pittorici del paesaggio, del ritratto e dell’allegoria;
  • catalogazione e studio di contratti, epistolari, fonti, inventari, trattati, letteratura di viaggio.